La cipolla di Treschietto

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La cipolla di Treschietto rappresenta una delle tante produzioni di nicchia territoriali che rappresentano le eccellenze territoriali e definiscono il nucleo della tradizione agricola lunigianese. In un’epoca,come quella attuale, in cui la globalizzazione rompe i confini tra i vari stati,c’è il rischio che produzioni autoctone vengano piegate alle logiche del mercato, cadendo nella rete dell’imitazione e dello sfruttamento di un tipicità per garantirsi una fetta del mercato. Da dieci anni a questa parte l’amministrazione bagnonese ha messo in atto alcuni strumenti per far sì che sia tutelata sia la produzione che il luogo di origine. “Abbiamo un marchio registrato – spiega Carletto Marconi primo cittadino e presidente del comitato per la valorizzazione di questo prodotto – presso il Ministero delle Politiche Agricole. Una fascetta, in cui vengono confezionate le cipolle, indica l’origine e la tracciabilità del prodotto, non solo abbiamo aggiunto anche la dizioneprodotta all’interno del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano. Con queste accortezze si cerca di evitare la sofisticazione della nostra produzione”. Proprietà organolettiche uniche, come la sua dollcezza, da sempre la collocano sulle tavole lunigianesi in ogni variabile culinaria: dalle torte d’erbi sino alla barbotla, non dimenticandosi che il massimo per la sua degustazione si raggiunga nelle insalate, gustandola quindi cruda. La cipolla diventa, però, se intesa anche in chiave economica, una delle possibilità di sviluppo territoriale. “Notiamo – prosegue Marconi – che c’è un grande afflusso di clienti che vengono a ricercare la nostra cipolla, rappresenta anche un’occasione di fare sfoggio del nostro territorio. Si sta sviluppando anche una filiera, cercando di creare una valorizzazione contestualizzata con una produzione annuale. Si è dato così il via alla messa in commercio di cipolle conservate in agrodolce, marmellate e mostarde. Si aprono così nuovi settori dimercato. Di anno in anno aumenta la richiesta e si fa fatica a soddisfarla,sia livello provinciale che interprovinciale, si sta cercando di aumentare la produzione per riuscire a fare fronte a queste esigenze. In più si sta affrontando l’iter per ottenere l’IGT che si estenda al territorio comunale”. Quando si pensa a questi prodotti bisogna anche pensare a quali siano le ricadute positive, che nascono anche dalle recenti politiche che la Regione sta mettendo in campo per quanto riguarda l’agricoltura, e che riguardano occupazione e messa in sicurezza del territorio. “Le nuove direttive che riguardano il recupero delle terre incolte e gli incentivi ai giovani imprenditori agricoli rappresentano occasioni di sviluppo. Tantissimi giovani si stanno riavvicinando a questo tipo di agricoltura, molto differente rispetto a quella intensiva. Maggiori terreni vengono coltivati maggiori sono le opportunità di andare ad agire sul rischio idrogeologico, riducendo l’avanzamento del bosco”. Un uiltimo progetto riguarda la sagra, che nei prossimi anni potrebbe trasformarsi in fiera, ospitando le altre varietà italiane di un vegetale che all’apparenza sembra povero, ma che è ricco di colore sapore e tradizione.
Cristiano Borghini