Mulazzo rinnova la tradizione di Sant'Antonio sabto 21 gennaio

Ritorna quest’anno a Mulazzo il falò di Sant’Antonio che sarà acceso sabato 21 gennaio ad Archi di Mulazzo sotto l’antico castello. Alle 17 è prevista la messa a cui seguirà la benedizione del falò da parte del parroco e l’accensione della pira. “L’iniziativa – spiega Giorgio Santi della Pro Loco di Mulazzo – vuole riprendere l’antica tradizione del falò, tradizione a metà strada tra il religioso e il popolare. Ci fa molto piacere poter portare avanti anche qui queste tradizioni. Per motivi logistici e organizzativi abbiamo deciso di accendere il falò sabato e non il 17 gennaio che è il giorno di Sant’Antonio Abate”. Si è tenuta il 17 gennaio, invece, la distribuzione del pane alle famiglie di Mulazzo, tradizione che risale alla donazione di un antico benefattore e che si rinnova ogni anno nella cittadina lunigianese. In occasione della ricorrenza il sindaco di Mulazzo Claudio Novoa ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Un gesto di carità cristiana ma anche un atto di grande sensibilità contro la povertà dell’epoca. Oggi la nostra povertà è l’indifferenza. Riflettiamo su questo semplice gesto ed impegniamoci ad interessarci ed occuparci di chi è in difficoltà. Buon Sant’Antonio a tutti i mulazzesi vicini e lontani”.

Sempre riguardo le tradizioni sulla pagina della Pro Loco di Mulazzo Riccardo Boggi, esperto di tradizioni e storia popolare, spiega: “A Mulazzo la festa del Santo era associata a quella della distribuzione gratuita del pane ai capifamiglia, in virtù di un antico legato che ancora oggi viene assolto dal comune. Alla fine del 1700 si occupò del pane di Sant’Antonio il marchese illuminato e liberale Azzo Giacinto Malaspina, finito prigioniero e morto nelle carceri austriache per le sue idee ispirate alla rivoluzione francese. Azzo Giacinto, volendo dotare i sudditi del suo feudo di un fondo economico per riparare ogni volta che fosse necessario gli argini della Magra, donò le terre del Pianturcano dell’Arpiola e ridusse ad un solo pane i due che si distribuivano per Sant’Antonio ad ogni famiglia e così spiegò perche almeno uno fosse necessario lasciarlo: ‘la gente crede che il pane sia utile per molti loro bisogni e la buona fede puol servire molto’. Così la tradizione ancora oggi continua. Ma chi osservi la statua di Sant’Antonio si accorge che sono rappresentati un maiale ed un fuoco : il maiale ricorda come i monaci di Sant’Antonio che fondarono molti ospedali (quelli di Pontremoli e Fivizzano hanno ancora il nome del Santo) allevassero maiali per utilizzare il grasso nella cura delle malattie della pelle, compreso il temibile “fuoco di Sant’Antonio”. Ed ecco, allora, che il fuoco ricorda non solo il bruciore dell’erpes zoster, ma anche la purificazione che con le fiamme si faceva dei luoghi infetti. Il grande falò in onore del Santo era, dunque, segno di festa e di gioia, ma anche di purificazione e propiziazione per il tempo di semina e raccolti che si annunciavano con l’imminente primavera. Forse questo fuoco richiamava inconsapevolmente alla memoria anche un’antica pratica agricola che praticavano i Liguri autori delle nostre statue stele: quella del debbio la cui memoria è conservata ancora in tanti toponimi quali Debbia, Inferdebbia, ecc. I Liguri usavano incendiare pascoli e boschi per fertilizzare i terreni e strappare nuove terre da mettere a coltura. Ma per San’Antonio, incorniciate dagli archi medievali dell’acquedotto malaspiniano, a Mulazzo le fiamme del falò faranno festa al Santo , agli abitanti di Mulazzo, ma anche a chi vorrà salire a festeggiare in quella che fu la capitale dei Malaspina dello Spino Secco”.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Related Posts
Total
0
Share

Aiutaci a mantenere libero e gratuito questo giornale.
Una persona informata contribuisce a migliorare il mondo!