Viaggi naturali alla Pieve di Sorano: la sosta lunigianese di Andrea Ferraretto

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Andrea Ferraretto è tornato: ha disceso l’Appennino e si è concesso un fine settimana fra via Francigena e Cinque Terre, sempre in compagnia di Franco Ressa e di altri amici di Farfalle in Cammino. Fra le tappe intermedie, sabato pomeriggio, il Centro Didattico di Sorano, nel quale si è fermato per raccontare di sé, dei suoi «Viaggi naturali», del suo sguardo su territori e Paese. Luoghi e suggestioni, parchi e dimensioni, idee e ambiente: questi i temi dell’incontro. Un incontro che è stato amichevole chiacchierata fra persone unite da una stessa spontanea amorevole attenzione per il mondo circostante. Dialogo aperto, spassionato e al contempo ragionato, sulla penisola che viviamo, su passato presente e futuro delle terre che ogni giorno guardiamo, percorriamo, abitiamo: sulle storie ed evoluzioni, sulle condizioni attuali e sulle prospettive future. Sulla necessità di una presa di coscienza di quello che significa far parte di un Parco Nazionale, sull’abilità di coniugare pensate strategie dell’Ente – attive, comunicative e cooperative – con quelli che sono storia e costumi della gente. Sulla necessità di colmare il ritardo del Paese e sull’abilità di rieducare le menti a ragionamenti che sono attenti al mutamento e volti, quantomeno, al medio periodo. Sulla capacità di accogliere e rispondere alle nuove forme di turismo, a esigenze e urgenze di aree sistemi e persone, alle nuove mappe del mondo e agli aspetti, singolari e d’insieme, che esse ridefiniscono. E, infine, dialogo sulla capacità di rispondere alle sfide: nel nostro caso, in particolare, ‘corrispondendo’ alla recentissima investitura ricevuta dal nostro territorio, insieme a tutto il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, di Riserva MaB UNESCO. Sfida che certamente “alza il tiro”, portandoci a una competizione di livello mondiale, ma che, per lo stesso motivo, può ridare indietro molto.

È la consapevolezza di ciò che può ‘tornar-ci indietro’, insieme a una curiosità viva e a una sempre lucida leggerezza, che porta Ferraretto a confermarsi ottimista: a credere sempre che si possa “ricominciare dalle cose semplici per ricostruire un Paese normale”. Forte di un’esperienza pluri-ventennale, che vanta collaborazioni importanti (dal WWF al Ministero dell’Ambiente) e fortunate unioni con “buoni maestri” (i “testimoni della natura” Cederna, Pratesi e Pedrotti), scrive oggi per La Stampa – ed è da qui che arrivano gli articoli della sua ultima opera, raccolta di visioni e viaggi. Con uno sguardo critico e attento e competente sensibilità, sa conoscere e analizzare profondamente le diverse regioni che attraversa. “In treno” – racconta – “ha visto tutta l’Italia”. Lui non misura le distanze in ore ma in “desiderio di vedere”. E per vedere quanto più possibile, per non perdere nulla, si prende sempre il “giusto tempo”; anche ‘a costo di ritornare’, come nel caso della nostra Lunigiana che – dice – gli lascia sempre la sensazione di non avere visto tutto.

È il senso del camminare, dell’incedere lento – è quel senso che, ad esempio, dà la Francigena, con il suo ritmo e con le sue pietre, capaci ciascuna di raccontare una storia. Non bisogna mai avere fretta in queste cose: la fretta è nemica del viaggiatore. Del viaggiatore vero, di quello che guarda fuori dal finestrino del treno e di quello che poi dal treno scende per calpestare e scoprire, osservare e conoscere. Di quello che vuole incontrare la gente, annotare volti, assaporare tradizioni, immaginare sviluppi. Di quello che vuole comprendere meriti e lacune di parchi, boschi e città, ma che vuole, soprattutto, sentirne l’anima, la forza, il carattere. È questo che fa Andrea Ferraretto. Legge i luoghi mettendoci tutto sé stesso. Solo così riesce a riportarne un’immagine fedele (oltre che ‘sempre grata’). Tanto fedele che con una sola chiacchierata può far percorrere molti chilometri – dallo Stelvio al Circeo, dal friulano Sauris alla nostra Filattiera. Tanto fedele da permettere, con un solo libro, di viaggiare: di attraversare, in poco più di centocinquanta pagine, parte dei tesori che la nostra penisola può offrire (e anche qualcosa di più, di fuori confine). Di immaginare, insieme a Francesco Izzo e Andreas Kipar, il futuro che ci aspetta. Di ‘inseguire fenicotteri’, insieme a Massimo Paradiso. Di conoscere, anche, quei famosi, già citati, “buoni maestri” ma soprattutto di conoscere le tante storie e persone che compongono questo mosaico di “geografia fantasiosa” che è «Viaggi naturali». Da gustare lentamente (o meglio: a bassa velocità), pagina dopo pagina, lasciandosi andare a un “diario” che è guida preziosa e che soprattutto sa trasferire, con parole pensieri schizzi e utili consigli, le suggestioni di un mondo che non solo sopravvive: esiste.

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